Sapete cosa hanno in comune l'ateo ed il credente? - La terra dei sogni desti

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16 aprile 2020
"Sapete cosa hanno in comune l'ateo ed il credente?"

In questo periodo in cui ci ostiniamo a ricercare certezze, a rincorrere nuovi credi o a rispolverare vecchi dogmi a cui affidarsi, permettetemi questa personalissima riflessione. Sapete cosa hanno in comune l'ateo ed il credente? È semplice: entrambi sono giunti ad una conclusione ed hanno smesso di cercare. Entrambi hanno assunto come definitive ed incontestabili le cose che conoscono. Perché, in un caso o nell'altro, di questo si tratta. Credere è un’azione del pensiero, non credere è la stessa cosa, è sempre un'azione del pensiero, è credere ad altro o credere al contrario.
Ognuno si affida a quanto conosce o ritiene di conoscere. L’uno pensa di avere dati e memorie sufficienti per trarne una conclusione in un verso, l'altro ha invece dati e memorie che lo inducono a ritenere giusto o vero il verso opposto. Ci tengo a precisare che si può essere atei o credenti non solo sul piano religioso, ma in tutti gli aspetti della conoscenza.

Il non conosciuto spiazza quando non spaventa, in genere viene rifiutato o ritenuto ingenuo oppure considerato frutto di fanatismo e superstizione... o persino di malafede, e non parliamo poi di ciò che si allontana in maniera decisa ed estrema da quelli che sono i canoni della ragione, della fede o della scienza, della cultura o dell'intelligenza in genere... in questo caso i credenti, spesse volte, esasperando le proprie difese interiori estremizzano il proprio punto di vista diventando simili ad inquisitori; dall'altro lato i non credenti e con loro gli apostoli del pensiero collettivo assumono l'atteggiamento tipico dello scientista e con supponenza dichiarano: sei in errore perché la scienza... quella ufficiale dichiara questo… le tue sono stupidaggini di poco conto.

Questi due tipi di persone che in definitiva rappresentano la stragrande maggioranza dell'umanità, personalmente li ritengo simili a due asini che parlano non uno di fronte all'altro, ma di spalle, il loro punto di contatto è il culo. Parlano e ascoltano senza mai voltarsi, senza mai approfondire la conoscenza dell'altro. Così facendo, entrambi gli asini finiscono col dare troppo ascolto alle scorregge e poco credito al ragliare. Così facendo finiscono col preferire il proprio ragliare senza considerare minimamente gli effetti delle proprie scorregge.

MORALE: il saggio... o meglio… l'asinello normale, quello che dubita naturalmente, quello che vigila, che si incuriosisce e assume nuovi punti di vista anche essi ovviamente parziali e quindi fallaci e non definitivi, insomma ‘o ciuccio, così facendo, apprende che c'è da imparare pure da una loffa e oltre le scorregge ed il ragliare, dietro la fattoria intravede il cielo.











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