Quando il lupo che è in loro - La terra dei sogni desti

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11 marzo 2020
"Quando il lupo che è in loro"

Sono in tanti a dire che questo virus rappresenta un'opportunità di crescita per il genere umano e concordo in pieno, ammiro ed apprezzo queste riflessioni, tuttavia non c'è bisogno di essere uno psicanalista o un sociologo, uno storico o un antropologo, né un saggio o un maestro di vita per notare certi atteggiamenti, certe risposte che mi inducono a pensare che "QUANDO, IL LUPO CHE E’ IN LORO SARA' ANDATO VIA, LE PECORE TORNERANNO AD ESSERE PECORE E CONTINUERANNO AD AVER BISOGNO DI CANI E PASTORI, QUESTI ULTIMI RIDISEGNERANNO SEMPLICEMENTE UN NUOVO RECINTO APPARENTEMENTE PIU' CONFORTEVOLE".

Le pecore non vogliono sapere l'erba che brucano in quali rapporti sia col pastore, né perché il cane ricopra il suo ruolo, né dove si estendono le colline. Vanno in panico altrimenti! Le pecore vogliono semplicemente stare insieme, riparate nel recinto dove poter vivere una rassicurante quotidianità. Punto. Voglio essere cinico fino in fondo: non sono in grado di fare altro. E' inutile! A volte accade che per circostanze favorevoli qualche rara pecora si trasformi in cane, ma lo schema resta sostanzialmente lo stesso. Questo accade di solito.

Altre rare volte però, nel fluire del tempo, avviene un qualcosa di terribile e meraviglioso che trasforma una pecora o un cane in qualcosa d'altro, qualcosa che è molto simile ad un virus, ad un virus particolare, un virus che, contrariamente a quanto siamo soliti vedere, non vuole infettare, non intende nella maniera più assoluta rendere le pecore come una replica di sé stesso ma, piuttosto suggerire una possibilità, la sua presenza è la manifestazione stessa di questa possibilità, questo virus rende erba, lupi, cani, pastori, fattorie, colline e recinti un tutt’uno, un virus che evidenzia in maniera chiara ed inequivocabile le infinite relazioni e connessioni tra tutte le cose, un virus che offre una visione infinitamente più ampia e proprio per questo spaventevole.

Il problema è che le pecore continuano a vederlo come una pecora, o meglio preferiscono vederlo così perché in questo modo quel brusio di sottofondo che suscita la sua presenza, quel particolare disturbo in qualche modo sembra acquietarsi, oppure, quand’anche gli riconoscano un valore, una verità di fondo sconosciuta, adottano un’altra strategia: cosa fanno in questo caso… lo mitizzano, cioè lo collocano in un luogo ritenuto inaccessibile, in maniera che i confini del recinto restino inalterati ed inattaccabili, creando di fatto l’illusione di una separazione… di spazi entro cui proteggersi. Il virus più di tanto non può fare e fin quando la vita glielo consentirà vivrà come un “profugo”.

Purtroppo LE PECORE CONTINUERANNO AD ILLUDERSI CHE TUTTO SI RICONDUCA AL LORO ESSERE PECORE E CONTINUERANNO A BRUCARE ERBA, FINO A QUANDO ALL’IMPROVVISO SI RENDERANNO CONTO CHE LE COLLINE SON DIVENTATE ARIDE ED INOSPITALI, CHE IL CANE ED IL PASTORE SONO ANDATI VIA DA UN PEZZO… E ALLORA… SOLO ALLORA DIVENTERANNO LUPI E SI SBRANERANNO UNO CON L’ALTRO! "QUANDO, IL LUPO CHE E’ IN LORO, SARA' ANDATO VIA LE PECORE TORNERANNO AD ESSERE PECORE E CONTINUERANNO AD AVER BISOGNO DI CANI E PASTORI, QUESTI ULTIMI RIDISEGNERANNO SEMPLICEMENTE UN NUOVO RECINTO APPARENTEMENTE PIU' CONFORTEVOLE". Così nel corso dei secoli!










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