Il problema dell'umanità è la dipendenza - La terra dei sogni desti

Vai ai contenuti
9 dicembre 2019
"Il problema dell'umanità è la dipendenza"

E’ innegabile! Che la Chiesa cattolica gestisca direttamente ed indirettamente le maggiori risorse del mondo, e che costituisca uno dei maggiori poteri assoluti nel mondo è innegabile. Tutte le chiese sono forme di potere. Il potere è chiesa. Così come è innegabile la millenaria esigenza da parte degli uomini di dipendere e sottolineo dipendere dal potere, da una struttura fatta a sua volta di uomini, spesse volte inadeguati e non di rado indegni, compromessi, fragili e corrotti... che vive di metodi ed usi persino demoniaci nella sostanza. Questo è il vero problema dell'umanità intera: la dipendenza!
Abbraccia tutti i campi del vissuto sociale, dalla religione alla politica, dal lavoro ai rapporti interpersonali. Spesso ci si auspica che tutto ciò possa, in qualche modo cambiare, ma nello specifico della Chiesa, nonostante gli sforzi di questo Papa, le direttive non mutano e la sua figura resta tuttora al servizio di un elevato numero di soci più o meno occulti e di un pubblico pagante, e purtroppo il burattinaio non distruggerà mai il suo teatro, né lo faranno i suoi burattini... non saprebbero fare altro. Non sono pronti nè lo saranno mai fin quando si ostineranno a considerare questa assurda rappresentazione teatrale come l'unica trama possibile per una vita sana, integra e vera. L'unica differenza tra la commedia teatrale e la "commedia umana" è che la prima gestisce personaggi ed interpreti, la seconda gestisce uomini e ruoli degli stessi.
Gli uomini hanno inventato la Chiesa per gestire altri uomini. Anzi dirò di più: la Chiesa è essenzialmente gestione degli uomini. Punto. La Chiesa è una struttura piramidale né più né meno di una qualsiasi società per azioni che al mercato offre la possibilità di "sopravvivere" e di poter ambire ad una ipotetica salvezza ed una fragile quanto illusoria libertà in cambio proprio del suo opposto: la dipendenza. Quanto è simile al mondo del lavoro tutto ciò... soprattutto nei tempi attuali. Tutto è concatenato, tutto è stato progettato e realizzato ad arte. Un immenso, contorto groviglio di dipendenze da cui non se ne esce più. Da cui non si ha nessuna intenzione di uscire! Ed il carburante che alimenta e tiene in funzione questo dannato motore è uno solo: è il nostro timore dell'imprevisto, la preoccupazione pIù o meno legittima di non sapere o potere affrontare il futuro, l'incognita spaventevole del non conosciuto, l'incontrollabile paura della cessazione della nostra vita, in parole povere l'ancestrale terrore della morte! Ecco... pur di non morire recitiamo perennemente la vita!
Fin quando non verrà superata questa paura non ci sarà nessuna crescita sociale o politica tale da sovvertire quello che è una routine comportamentale che nel corso dei secoli, in maniera più o meno tragica ha caratterizzato il senso profondo della nostra esistenza.
Allora cosa si può fare? Cosa si può fare per evitare che qualcuno gestisca la nostra paura? La prima cosa da capire è che non bisogna sfuggire alla morte, non bisogna negarla la morte. E' invece necessario comprendere cosa ha generato e cosa nutre questa paura. Comprendere la propria struttura psicologica è come rendersi conto del copione che si recita in questo immenso teatro. Smantellare la propria struttura psicologica è fondamentale perchè nonostante questa struttura sia la nostra sicurezza, la nostra stabilità è al tempo stesso la nostra trappola, è la nostra roccaforte ma è anche la nostra prigione. Smantellare questa prigione è il passo fondamentale verso il superamento della paura, ma bisogna farlo con equilibrio e con attenzione.
Occorre esplorarsi e conoscersi e viversi interamente, conoscere ogni aspetto della propria vita, non rinnegare nulla, non proteggere nulla, non avere nessuno scopo per la propria vita... qualsiasi scopo anche quello più nobile è una trappola in cui ci richiudiamo per sfuggire a quel che siamo realmente, a quel che viviamo realmente. Vivere totalmente è il principale rimedio alla paura della morte, ma perché questo accada è indispensabile non fuggire dalla morte attraverso la dipendenza sia essa da una persona, da un santo, da un maestro, da un ideale, un lavoro, una fede, uno scopo. Occorre chiarire che quando dico non dipendere non significa necessariamente non desiderare o non volere una determinata cosa o situazione o rapporto, intendo semplicemente non vincolarsi, non ritenere quella persona, quell'idea, quello scopo come l'essenza imprescindibile ed irrinunciabile della propria vita.
Vivere totalmente significa vivere questo attimo, da qui a quello successivo, lasciando che muoia e proseguire verso il prossimo attimo... e sia esso fatto di gioia o di noia, di amore o solitudine, di rabbia o dolore, di entusiasmo o depressione, anche quest'attimo viverlo pienamente e lasciarlo andare e così vià. Quante volte avrete sentito dire che vivere senza passato né futuro è l'unico modo di vivere nel presente. Niente di più sbagliato! Il presente non esiste! E' una sovrastruttura della mente. Il presente è ciò con cui identifichiamo il nostro essere, è quel che crediamo sia vivere, ma credere di vivere non è vivere, e essere coscienti di quel che definiamo presente non è esaustivo del vivere. Il presente è la trappola, la roccaforte in cui abbiamo rinchiuso la nostra essenza. Vivere senza la propria presenza, senza la propria ostinata memoria è invece l'unico modo affinché si possa superare ogni forma di tempo, ed è l'unico modo di vivere realmente, incondizionatamente, liberamente.
(Edy Fummo)









.

Stay tuned

Prossimamente
DREAM The Forgotten Language



Via Federico della Monica, 16 - Salerno
Cell: +39 3479927157
Torna ai contenuti